Chi ha un sogno? [ovvero a chi fa paura we have a dream?]
posted by rikkardino @ 17:59 - martedì, 15 settembre 2009

Forse hanno ragione dicendo che la crisi della sinistra è partita dallo stillicidio interno tra i vari partiti, tra le contrapposizioni dei vari interessi di bottega.

Quella è stata indubbiamente una condizione, ma lo scivolone della sinistra è stata anche quello di riuscire a smorzare ogni, anche flebile, tentativo di voglia di riscatto della sua gente.

Cercando di etichettare, inglobare o, quando non ci sono riusciti, contrastare e arginare ogni movimento spontaneo, che voleva con la sua esistenza scuotere e al tempo stesso fare un passo avanti oltre le formazioni esistenti, si è prodotto il disincanto e l’allontanamento di tantissimi cittadini.

L’esempio del caso “Serracchiani”, avvertito dai più come un tradimento (nata contro una certa nomenclatura e attorno a un’idea di cambiamento e inquadrata subito nell’organicità di partito appoggiando Franceschini) è solo l’ultimo esempio temporale.

L’hanno chiamata antipolitica, era più stanchezza verso un sistema partitico interessato solo a se stesso, autoreferenziale ed elitario.

Breve premessa e mi si perdoni il passaggio ardito al movimento gay ROMANO.

 

La “questione romana” esiste. Associazioni divise, mancanza di un coordinamento reale che insegua un fine più lungimirante dei personalismi e protagonismi vari, rancori e divisioni, spesso, legati anche a vicende personali o, peggio ancora, commerciali.

Questo dato di fatto è riconosciuto e riconoscibile anche da chi è totalmente fuori dai giochi e dalle beghe associative. Questa è la debolezza, umana,del movimento “istituzionale”.

E, proprio come la sinistra italiana, la paura di perdere rendite( ma poi, mi chiedo, esistono veramente rendite non economiche che qualsiasi associazione romana può vantare a pieno titolo?) fa fare quadrato attorno a quello che si può chiamare, anche solo semplicemente, un fenomeno.

E arriviamo agli autoconvocati di “we have a dream”. Un gruppo di promotori ( inevitabilmente ci deve essere) che sull’onda dell’indignazione, dell’emozione, della paura sulle aggressioni omofobiche ha provato a inventarsi qualcosa, a riportare in piazza, come si suol dire, chi da quella piazza si era allontanato o non c’era mai stato.

Ed è stato così. Dopo le due principali manifestazioni, l’onda ha comunque cercato di reggere, sta comunque cercando di andare avanti.

Alcune confusioni organizzative e  pecche comunicative sono passaggi di un movimento spontaneo di persone che vuole comunque continuare a  rivendicare che la presenza del popolo Lgbt c’è ed è forte.

[Tra l’altro, da subito, il gruppo di we have a dream ha aperto a tutti la riunione organizzativa del lunedì, che vede sempre più partecipanti, per raccogliere non solo contributi, ma per riuscire a coordinare tutte le possibili forme e richieste di partecipazione, da parte di ognuno].

Da duemila a duecento, si dice, che risultato è? Personalmente, e non credo di trovare smentita da nessun rappresentante di associazioni, 200 persone, a Roma, fuori dal Gay Pride e fuori da manifestazioni organizzate da partiti o sindacati, credo sia un risultato invidiabile.

Io, come molti “associati”, ho orgogliosamente partecipato a manifestazioni che arrivavano a raccogliere trenta, cinquanta, al massimo cento persone, queste sì, portate tutte in piazza dalle macchine organizzative di questa o quella realtà.

Ho sempre difeso, anche in questo modo, la mia militanza.

Si diceva, in quelle occasioni, “sono i gay che non si spostano, sono i gay che non si muovono, sono i gay che sanno solo ballare”.

Questo potrebbe non essere del tutto falso, ma credo sia innegabile che quando la causa è forte e si riesce ad andare oltre il desiderio di cannibalismo, la risposta c’è e si faccia vedere.

Dunque, sembra che gay e cosiddetti friendly, ci siano e ci siano stati, ma altrettanto sembra che tutti questi facciano paura al movimento, o a parte di esso.

Perché?

Perché, improvvisamente, 200 persone che partecipano a una fiaccolata non sono nulla e prima i 30-40 che partecipavano alle iniziative per dovere di scuderia erano un successo?

Perché, improvvisamente un’organizzazione spontanea e che ha tutta l’intenzione di rimanere tale, mette così paura, tanto da essere tacciata di movimentismo, nella sua accezione più negativa, o addirittura, di essere contro il movimento, contro le associazioni e contro il lavoro che è stato fatto in questi anni?

La ferma posizione sulla partecipazione delle associazioni alle manifestazioni, non è un rifiuto del loro lavoro, ma un cambio di passo, necessario, proprio per contare ancora su quelle duemila persone, ma per non perdere nemmeno quelle duecento che prima, comunque, non sentivano la voglia o la necessità di esserci.

 

Forse che il precedente creato preoccupi davvero i consociati romani? Forse che, se queste 200 persone reggono o , ancor peggio, tornassero a essere 2000, prima o poi non si potrà più non tenere conto delle loro forme di protesta e del fatto che la “questione romana” andrà affrontata e risolta?

Ovunque esistono associazioni lgbt di diversa natura, con diversi scopi sul territorio, che raccolgono diverse forme di partecipazione e sensibilità e, ovunque, queste forze vincono quando sono  unite, quando si federano, quando di fronte a un comune obiettivo non rinunciano ai loro vessilli, alle loro storie, alle loro forme, ma trovano il modo di unirsi e formare un tutto che va oltre la somma delle parti.

Riuscendo, anche, a coinvolgere chi, per vari motivi, di quelle parti non vuole far parte organicamente, ma vuole partecipare, con la sua sola presenza e testimonianza, all’obiettivo più grande.

Dunque, chi ha paura di “we have a dream”? E ancor prima, qual è il sogno che abbiamo? L’obiettivo reale è quello di convogliare tutto il popolo lgbt in tessere associative? Così che qualcuno, se mai la guerra finisse, si ergerà vincitore e si arrogherà il diritto di essere rappresentante unico, o è aggregare attorno al macro obiettivo di “essere diversi essendo trattati da uguali” (comprendendo diritti, doveri, sicurezza )?

Qual è l’obiettivo di attaccare, e mai a viso scoperto,  un fenomeno come “we have a dream” piuttosto che lavorare ognuno come possibile, al macro obiettivo sfruttando, nel migliore dei modi, l’onda che si sta alzando e cercando di mantenere alta?

 


Indignazione giustificata o lamentele prevedibili? [ovvero cosa vuole la comunità Lgbt romana?]
posted by rikkardino @ 10:21 - giovedì, 03 settembre 2009
Sembra prorpio non essere piaciuta a nessuno la manifestazione di ieri sera? Solo agli organizzatori o a quel gruppo sparuto che non se ne perde una e, proprio ieri sera, sembrava non essere più un idealista solitario?

Negli ultimi 3-4 anni credo di aver partecipato a tutte le manifestazioni gay promosse a Roma, dalle diverse associazioni, non essendo, per scelta, iscritto a nessuna (solo l'anno scorso ad Arcigay, di cui dirò tra poco).
Eravamo tanti ieri, era importante e doveroso esserci.
A molti non è piaciuta l'organizzazione, né la mia interpretazione.
Dovevamo essere incazzati e invece è finita in balli e chiacchiere.
Tornare alla normalità di quei luoghi, ieri non è bastato a nessuno.
Avere una voce unitaria e unica dell'associazionismo gay romano, non è sembrato un passo avanti, il rifiuto di vessilli di partiti e associazioni non è stato colto come un segno di libertà della società civile romana (gay e etero).
C'è dunque qualcosa che non va in tutta la popolazione gay romana?
Incazzati, ieri, si pretendeva di più.

Mi vengono in mente solo alcune domande.
Dov'erano tutti questi incazzati venerdì scorso, quando si proponeva una fiaccolata, non una pagliacciata?
Quando si proponeva di lasciare il Coming out e dirigersi, facendosi vedere, di venerdì sera(rischiando di far tardi in discoteca) con delle candele, in fila, su Via dei Fori imperiali?
Non era già abbastanza grave quello che era successo?
E dov'era la loro rabbia e voglia di protestare durante tutte le manifestazioni gay che contavano sì e no una trentina di militanti?
Non ci aveva fatto incazzare abbastanza la storia dei ragazzi fermati al Colosseo due estati fa? Chi c'era a baciarsi all'ombra del Colosseo?
Quanti c'erano, sempre con delle candele, quando stavano per licenziarsi i DiCo e già si sapeva che sarebbe stato un fiasco?
Non ci aveva ferito abbastanza la tragedia di Paolo Seganti, qualche anno fa (googolate pure, non è un reato l'ignoranza, è un peccato non combatterla)?
Dove sono tutti questi animi così impegnati e sensibili quando il 13 Gennaio si ricorda, a S. Pietro, il gesto estremo di Alfredo Ormando?
Dov'erano tutti coloro che attaccano le associazioni, e soprattutto Arcigay ROma, quando la scorsa estate si sono fatte le votazioni per rinnovarne il direttivo e mandare a casa il povero (efumesmo?) e incompetente Marrazzo?
Tutti stringevano la loro tessera per andare in sauna, ma quanti l'hanno utilizzata per andare a votare la valida Federica Pezzoli che si proponeva come alternativa? Quanti si sono tesserati (come il sottoscritto) per poter cambiare quella situazione?

E ancora, più subdolamente, quanti ci saranno Venerdì, quando appunto, il tutto non verrà servito al Coming, ma imporrà di muoversi, di essere presenti fisicamente e camminare fino al Campidoglio?
Quanti ieri avrebbero protestato in un luogo e con modalità diverse da quelle scelte ieri (ovvero, ripeto, lasciando quel ventre di vacca che è la Gay street)?
Quanti avrebbero preferito la sfilata di politici e istituzioni, per poi protestare oggi che si fossero dette parole vuote e promesse vaghe e retoriche)?
Quanti non si sarebbero lamentati se le associazioni romane, in una perenne e stupida lotta, avessero sfilato su quel palco, rubandosi a vicenda minuti di visibilità, invece di scegliere un rappresentante, unico ed "esterno", ma simbolico, come è successo dopo anni, forse dal Pride 2000?
Quanti restano dopo la sfilata dei Pride alla parte "politica" in Piazza e ascoltano realmente tutti gli interventi?

Mi accorgo che le mie opinioni su ieri sera sono distanti anni luce dal bilancio che oggi moltissimi fanno.
Ma allora mi chiedo, dov'è l'impegno di queste persone di solito? Dove sono le proposte? Qual è la loro presenza?
Cosa avrebbe reso più "consona" la nostra presenza ieri, se non un dire "c'avete provato, non abbiamo paura, qui si torna alla "normalità" di questi luoghi"?
Dove ci si incontra per passare una serata, dove si chiacchiera, si rimorchia, si balla (non è la prima volta che c'è un palco e della musica) e dove nessuno di noi ha mai avuto paura e vuole continuare a non averla.

Ci siamo davvero sentiti soli ieri? ci siamo davvero indignati? E non l'avremmo fatto se le cose si fossero svolte in altra maniera? E come?

Per ora forse, come solita controversa voce dal coro, non mi unisco al coro dei "soliti" demonizzatori di qualsiasi cosa.
Ho solo una speranza, che rimmarrà tale(?), che tanta indignazione porti le persone a impegnarsi, a chiedere altro e a essere presenti, da venerdì alla fiaccolata e a tutte le manifestazioni, chiedendo un altro tipo di organizzazione e non con una lamentela che ormai è diventata una sorda lima.

Ancora qualche verso che mi gira in testa:
"La libertà è partecipazione..."

Quando ti toccano casa [ovvero ora siamo incazzati?]
posted by rikkardino @ 01:46 - mercoledì, 02 settembre 2009
Non si tratta più di coraggio. Ma di difendere se stessi, i propri luoghi, la propria gente.
Perchè anche attraverso i simboli si difende la dignità, perché è con la presenza che si presidia la libertà.
Il clima di omofobia latente sta pian piano uscendo fuori.
Ogni momento perso senza reazione sembra quasi una sorta di legittimazione della violenza, un rinchiudersi nella paura, un dare spazio a un'onda che potrebbe allargarsi.

Ora bisogna essere incazzati, ora bisogna essere in tanti, ora bisogna non indietreggiare nemmeno di un centimetro.
Ora bisogna scardinare quell'idea di isolamento, ora bisogna ribaltare lo stereotipo di cui noi stessi ci lamentiamo, ora bisogna essere comunità, accettandoci tutti e fregandosene delle differenze.
Perchè quando ti toccano casa dimentichi le liti in famiglia, devi solo difenderla.

Ognuno di noi sarebbe potuto essere lì, tutto sarebbe potuto essere più  grave e degenerare.
Avere paura adesso significherebbe rinchiudersi sempre più, non solo nei "ghetti" festaioli del venerdì o del sabato.
Cedere ora sarebbe ritrovarsi, tra poco, a nascondersi. Ad avere paura della propria città.
A non poter vivere se stessi.

Quando succedono queste cose, il consiglio di una madre accorta e premurosa è quello di rientrare prima, evitare certi posti, al masismo girare in gruppo.
La nostra deve essere, invece, quella di essere presenti, tanti e uniti.

La violenza contro il diverso può essere combattuta solo moltiplicando il numero dei diversi.

Un Giorno vennero...

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertolt Brecht


E' fondamentale essere a ROMA, in VIA SAN GIOVANNI IN LATERANO, la nostra Gay street, se ne facciano una ragione, ALLE 22, questa sera MERCOLEDI' 2 SETTEMBRE.
E' fondamentale andare per riprendersi i nostri luoghi, portare chi, con noi, quei luoghi li vive oli ha vissuti anche solo una volta.
Essere presenti per non rinunciare. Per non cedere alla solitudine, per non piegarsi dentro la paura.


DUE BOMBE CARTA ALLA STREET
01/09/2009 

Due bombe carta sono esplose questa sera (martedì 1 settembre) intorno alle 23.40 alla Gay Street di via di San Giovanni a Roma. Due violente esplosioni, all’altezza del Colosseum Bar, udite anche a diverse centinaia di metri. Le esplosioni hanno provocato la distruzione di alcuni vasi, di un motorino e un ragazzo ha riportato una ferita a un orecchio. Se qualcuno fose stato più vicino avrebbe rischiato la vita.
Già nei giorni scorsi  una ragazza lesbica era stata minacciata con un coltello e si erano ripetuti alcuni episodi provocatori e violenze verbali. E’ un attacco violentissimo, di una gravità inaudita che vuole colpire uno dei luoghi simbolo della nostra comunità. Queste minacce non ci spaventano e non ci faremo intimidire. Domani dalle ore 22 saremo alla Gay Street con un presidio, chiediamo alla città una risposta unitaria e forte.
 


[Quante volte abbiamo sentito quella canzone? Che strana sensazione ieri sera. Quando la prima telefonata di un amico mi ha cercato per sincerarsi stessi bene. Lo ha sentito nella mia voce, nel mio sgomento, nella mia domanda "E gli altri? E sai se...?" e ha subito fatto il tuo nome per tranquillizzarmi. Misto alla rabbia per l'accaduto, il primo pensiero, ché il martedì era il giorno da coming...E dopo un po' quell'sms.che non mi aspettavo e che ha vinto anche il mio orgoglio e la mia vigliaccheria.]

...
Ma chi l'ha detto ma perché
Non devo più pensare a te
Nessuno sa chi sono io
...
Se bruciasse la città
Da te da te da te io correrei
Anche il fuoco vincerei per rivedere te
Se bruciasse la città
Lo so lo so tu cercheresti me
...


 

Tutti al Pride! [ ovvero testardamente:contiamoci per contare]
posted by rikkardino @ 13:52 - sabato, 07 giugno 2008

Tutti, ma proprio tutti ai Pride. Con l'esigenza di manifestare se stessi. Rappresentare le proprie vite, oppure, quello che vorremmo le nostre vite divenissero. Cittadini che siamo e cittadini che vorremmo essere.

 

Ancora una volta, i gay pride sembrano essere una delle poche manifestazioni rivolte a tutti i cittadini, in cui la componente della lotta per i diritti civili degli omosessuali , che resta fondante e costitutiva, si sposa con i più ampi concetti di diritti e rivendicazioni sociali di tutta la società.

Il Pride, momento per costruire una solidarietà civile che va oltre le rivendicazioni del solo popolo Glbt e arriva a  tradursi in una riflessione, e sia colorata e chiassosa, per il riconoscimento delle fondamentali e irrinunciabili libertà di espressione e di costruzione della propria libertà e di quella altrui, da parte di ogni cittadino.

Questo giustifica il numero sempre maggiore di cittadini, uomini e donne non omosessuali, a quella "carnevalata".

Contiamoci per contare. Tutti!

Quelli che combattono contro le mafie, chi assiste i cittadini in difficoltà, attraverso le diverse forme di impegno, chi lotta, giornalmente, a fianco dei piccoli e grandi abusi, generati da un sistema sempre più complesso e sfuggente che rischia di emarginare chi non riesce a dominarlo. Coloro che ogni giorno si oppongono al proliferare dei fascismi, che non credono che l'aumento della paura debba essere il metodo per giustificare ogni sorta di limitazione della libertà.

Quelli che combattono per la legalità e l'affermazione dei principi fondamentali di diritto.

Quelli che si impegnano perché nasca uno Stato in cui nessuno è limitato nel professare la propria fede e in cui, ogni fede, rispetti credenti e atei e cooperi, senza limitare, alla costruzione di popolo solidale, ma laico e libero.

Chi costruisce nei luoghi dove vive e lavora ambienti di solidarietà, necessaria e irrinunciabile. Chi ogni giorno si adopera per fornire sostegno e aiuto alle vittime di ogni tipo di violenza, dall'omofobia a quella domestica, alla violenza psicologica e fisica nelle nostre città, scatenata da ogni tipo di fobia.

Tutti questi cittadini devono rivendicare il loro orgoglio, devono rimarcare la loro forza e vincere la paura e la rassegnazione. Andare oltre l'agire quotidiano che si regola con la propria coscienza e farlo divenire agire pubblico, sociale, visibile.

I Pride permettono di esprimere questo orgoglio. L'orgoglio di essere cittadini, nel pieno dei propri diritti, dei propri doveri e dei propri impegni per contribuire alla costruzione della società che ci circonda. 

Per ciascun cittadino i Pride diventano la testimonianza di un impegno portato avanti ogni giorno, nel proprio quotidiano, nelle forme associative che ciascuno sceglie e nei modi per i quali, ciascuno, si sente portato.

I Pride di tutti: quelli in cravatta (quanti la indossano il sabato pomeriggio, a giugno?), quelli in boa, quelli in perizoma e quelli in jeans e maglietta, quelli che vestono ogni giorno in giacca e cravatta   e, invece, proprio quel giorno vogliono rivendicare anche al loro libertà di evadere e, in parte, provocare. Quelli dei genitori che insegnano il vivere civile e collettivo ai figli, quello dei ragazzi che vogliono cambiare le regole di un gioco che non diverte più.

 

Contiamoci per contare, ai pride con l'orgoglio di essere cittadini attivi e solidali!

Cominciamo bene [avrei voluto parlare d'altro]
posted by rikkardino @ 09:56 - giovedì, 29 maggio 2008

Avrei voluto parlare d'altro (di una bella serata tra Piazza Navona e Campo de' fiori, per esempio) e invece tornando a casa doccia fredda nella mail : Revocato il Permesso per la conclusione del Corteo del Pride in Piazza San Giovanni, motivazione, un non meglio precisato concerto di musica sacra che si terrà nei locali della adiacente Basilica. Rabbia, che dura ancora stamattina, sgomento e prime valutazioni.

Sarebbe facile dare le prime colpe subito alla nuova giunta. Sicuramente se non c'è stato coinvolgimento (è comunque una questione che riguarda la questura, ufficio relativamente indipendente in materia) non c'è stato interesse nel proteggere la manifestazione.  Ma forse bisogna ampliare un pò lo sguardo.

La giunta appena insediata sicuramente non ha mosso un dito, peccato di indolensa quantomeno, ma siamo sicuri che sia loro tutta la responsabilità? Richiesta e concessione autorizzazioni riguardanti il Pride risalgono a circa due mesi fa. Come si legge dal comunicato di Rossana Praitano, organizzatrice del Pride Roma e presidente del Circolo Mario Mieli (che oggi in una conferenza stampa chiarirà ulteriormente la vicenda), l'autorizzaz<ione sembrava concessa, ma ora, a meno di una setimana dall'evento viene revocata perchè concomitante con un concerto di mmusica in basilica.

Mi chiedo, quando è stata fatta la domanda per lo svolgimento del concerto? Se precedente perchè è stata concessa la Piazza anche al Pride per poi accorgersi dell'errore? Se posteriore perchè si è preferito l'ordine pubblico da mantenere (probabilmente per il traffico che si potrebbe generare e non per altro, visto che il concerto non si tiene all'aperto su suolo italiano, ma nel complesso della basilica dove nemmeno la questura ha e deve avere potere), dicevo, perchè preferire quella manifestazione "privata" a un corteo pubblico, manifestaione di idee e pensieri, costituzionalmente tutelato e anzi promosso? Perchè la questura dovrebeb tutelare un elitè che andrà a  sentire un concerto e non la grande folla di cittadini italiani che ormai da diversi anni partecipa ai pride sempre più numerosa e consapevole?

Più che lo zampino dell'attuale Giunta, a me sembra chiara la "non belligeranza" della precedente si apiù subdola: magari si sapeva del contrasto tra i due eventi, ma si è tenuto tutto insabbiato in periodo elettorale per non infastidire nè l'elettorato catotlico nè quello laico. Infine ancora una volta è palese il potere e la strategia di costruzione e mantenimento di questo da parte di Santa Romana Chiesa. Lo schiaffo dato dal numero di partecipanti dello scorso anno, la mancanza di un family day 2008 e chissà forse la franchezza del nuovo sindaco hanno fatto temere alla Curia romana che realmente questa città intraprendesse la strada della laicità (e paradossalmente prorpio con una amministrazione di Destra!). Dunque ancora una volta un'attacco preventivo, imperdonabile, ignobile e devastante. un attacoc non solo al popolo Glbt. Ormai la partita ha, e deve avere, ben altri protagonisti.

Ogni cittadino libero e liberale. Ogni cittadino socialmente e civilmente convinto del valore prezioso della laicità, della libertà personale e collettiva, della necessità di una parità sostanziale tra tutti i cittadini. E parlo di diritti glbt ora, parlo dell'eguagllianza tra cattolici e non cattolici, tra cittadini, l'anno scorso più di 500 mila, che vogliono manifestare le prorpie idee e sono impedite da un gruppetto di conservatori altolocati che andranno a godere di un concerto di musica sacra!

Dunque Piazza San Giovanni o meno, ancora di più, il Pride diventa l'occasione per ogni cittadino, gay o meno, di ribadire al propria volontà di espressione, di lotta alle corporazioni (variamente intese), agli abusi di gruppi di potere ristretti, all'egemonia di pensiero unico che si vorrebbe imporre agli italiani. Diventa l'occasione e il bisogno per ogni cittadino laico e per quei cattolici che non vogliono che con la scusa della loro intima convinzione religiosa si imbavaglino pensieri e persone, di ribadire la loro forza attraverso la loro presenza.

 

San Giovanni o non San Giovanni, sempre di più il Pride si disegna come l'unica manifestazione per esprimere la prorpia libertà, la propria volontà, la propria lotta ocntro oscurantismo e abuso. Per ogni cittadno!