Negli ultimi 3-4 anni credo di aver partecipato a tutte le manifestazioni gay promosse a Roma, dalle diverse associazioni, non essendo, per scelta, iscritto a nessuna (solo l'anno scorso ad Arcigay, di cui dirò tra poco).
Eravamo tanti ieri, era importante e doveroso esserci.
A molti non è piaciuta l'organizzazione, né la mia interpretazione.
Dovevamo essere incazzati e invece è finita in balli e chiacchiere.
Tornare alla normalità di quei luoghi, ieri non è bastato a nessuno.
Avere una voce unitaria e unica dell'associazionismo gay romano, non è sembrato un passo avanti, il rifiuto di vessilli di partiti e associazioni non è stato colto come un segno di libertà della società civile romana (gay e etero).
C'è dunque qualcosa che non va in tutta la popolazione gay romana?
Incazzati, ieri, si pretendeva di più.
Mi vengono in mente solo alcune domande.
Dov'erano tutti questi incazzati venerdì scorso, quando si proponeva una fiaccolata, non una pagliacciata?
Quando si proponeva di lasciare il Coming out e dirigersi, facendosi vedere, di venerdì sera(rischiando di far tardi in discoteca) con delle candele, in fila, su Via dei Fori imperiali?
Non era già abbastanza grave quello che era successo?
E dov'era la loro rabbia e voglia di protestare durante tutte le manifestazioni gay che contavano sì e no una trentina di militanti?
Non ci aveva fatto incazzare abbastanza la storia dei ragazzi fermati al Colosseo due estati fa? Chi c'era a baciarsi all'ombra del Colosseo?
Quanti c'erano, sempre con delle candele, quando stavano per licenziarsi i DiCo e già si sapeva che sarebbe stato un fiasco?
Non ci aveva ferito abbastanza la tragedia di Paolo Seganti, qualche anno fa (googolate pure, non è un reato l'ignoranza, è un peccato non combatterla)?
Dove sono tutti questi animi così impegnati e sensibili quando il 13 Gennaio si ricorda, a S. Pietro, il gesto estremo di Alfredo Ormando?
Dov'erano tutti coloro che attaccano le associazioni, e soprattutto Arcigay ROma, quando la scorsa estate si sono fatte le votazioni per rinnovarne il direttivo e mandare a casa il povero (efumesmo?) e incompetente Marrazzo?
Tutti stringevano la loro tessera per andare in sauna, ma quanti l'hanno utilizzata per andare a votare la valida Federica Pezzoli che si proponeva come alternativa? Quanti si sono tesserati (come il sottoscritto) per poter cambiare quella situazione?
E ancora, più subdolamente, quanti ci saranno Venerdì, quando appunto, il tutto non verrà servito al Coming, ma imporrà di muoversi, di essere presenti fisicamente e camminare fino al Campidoglio?
Quanti ieri avrebbero protestato in un luogo e con modalità diverse da quelle scelte ieri (ovvero, ripeto, lasciando quel ventre di vacca che è la Gay street)?
Quanti avrebbero preferito la sfilata di politici e istituzioni, per poi protestare oggi che si fossero dette parole vuote e promesse vaghe e retoriche)?
Quanti non si sarebbero lamentati se le associazioni romane, in una perenne e stupida lotta, avessero sfilato su quel palco, rubandosi a vicenda minuti di visibilità, invece di scegliere un rappresentante, unico ed "esterno", ma simbolico, come è successo dopo anni, forse dal Pride 2000?
Quanti restano dopo la sfilata dei Pride alla parte "politica" in Piazza e ascoltano realmente tutti gli interventi?
Mi accorgo che le mie opinioni su ieri sera sono distanti anni luce dal bilancio che oggi moltissimi fanno.
Ma allora mi chiedo, dov'è l'impegno di queste persone di solito? Dove sono le proposte? Qual è la loro presenza?
Cosa avrebbe reso più "consona" la nostra presenza ieri, se non un dire "c'avete provato, non abbiamo paura, qui si torna alla "normalità" di questi luoghi"?
Dove ci si incontra per passare una serata, dove si chiacchiera, si rimorchia, si balla (non è la prima volta che c'è un palco e della musica) e dove nessuno di noi ha mai avuto paura e vuole continuare a non averla.
Ci siamo davvero sentiti soli ieri? ci siamo davvero indignati? E non l'avremmo fatto se le cose si fossero svolte in altra maniera? E come?
Per ora forse, come solita controversa voce dal coro, non mi unisco al coro dei "soliti" demonizzatori di qualsiasi cosa.
Ho solo una speranza, che rimmarrà tale(?), che tanta indignazione porti le persone a impegnarsi, a chiedere altro e a essere presenti, da venerdì alla fiaccolata e a tutte le manifestazioni, chiedendo un altro tipo di organizzazione e non con una lamentela che ormai è diventata una sorda lima.
Ancora qualche verso che mi gira in testa:
"La libertà è partecipazione..."
Avrei voluto parlare d'altro (di una bella serata tra Piazza Navona e Campo de' fiori, per esempio) e invece tornando a casa doccia fredda nella mail : Revocato il Permesso per la conclusione del Corteo del Pride in Piazza San Giovanni, motivazione, un non meglio precisato concerto di musica sacra che si terrà nei locali della adiacente Basilica. Rabbia, che dura ancora stamattina, sgomento e prime valutazioni.
Sarebbe facile dare le prime colpe subito alla nuova giunta. Sicuramente se non c'è stato coinvolgimento (è comunque una questione che riguarda la questura, ufficio relativamente indipendente in materia) non c'è stato interesse nel proteggere la manifestazione. Ma forse bisogna ampliare un pò lo sguardo.
La giunta appena insediata sicuramente non ha mosso un dito, peccato di indolensa quantomeno, ma siamo sicuri che sia loro tutta la responsabilità? Richiesta e concessione autorizzazioni riguardanti il Pride risalgono a circa due mesi fa. Come si legge dal comunicato di Rossana Praitano, organizzatrice del Pride Roma e presidente del Circolo Mario Mieli (che oggi in una conferenza stampa chiarirà ulteriormente la vicenda), l'autorizzaz<ione sembrava concessa, ma ora, a meno di una setimana dall'evento viene revocata perchè concomitante con un concerto di mmusica in basilica.
Mi chiedo, quando è stata fatta la domanda per lo svolgimento del concerto? Se precedente perchè è stata concessa la Piazza anche al Pride per poi accorgersi dell'errore? Se posteriore perchè si è preferito l'ordine pubblico da mantenere (probabilmente per il traffico che si potrebbe generare e non per altro, visto che il concerto non si tiene all'aperto su suolo italiano, ma nel complesso della basilica dove nemmeno la questura ha e deve avere potere), dicevo, perchè preferire quella manifestazione "privata" a un corteo pubblico, manifestaione di idee e pensieri, costituzionalmente tutelato e anzi promosso? Perchè la questura dovrebeb tutelare un elitè che andrà a sentire un concerto e non la grande folla di cittadini italiani che ormai da diversi anni partecipa ai pride sempre più numerosa e consapevole?
Più che lo zampino dell'attuale Giunta, a me sembra chiara la "non belligeranza" della precedente si apiù subdola: magari si sapeva del contrasto tra i due eventi, ma si è tenuto tutto insabbiato in periodo elettorale per non infastidire nè l'elettorato catotlico nè quello laico. Infine ancora una volta è palese il potere e la strategia di costruzione e mantenimento di questo da parte di Santa Romana Chiesa. Lo schiaffo dato dal numero di partecipanti dello scorso anno, la mancanza di un family day 2008 e chissà forse la franchezza del nuovo sindaco hanno fatto temere alla Curia romana che realmente questa città intraprendesse la strada della laicità (e paradossalmente prorpio con una amministrazione di Destra!). Dunque ancora una volta un'attacco preventivo, imperdonabile, ignobile e devastante. un attacoc non solo al popolo Glbt. Ormai la partita ha, e deve avere, ben altri protagonisti.
Ogni cittadino libero e liberale. Ogni cittadino socialmente e civilmente convinto del valore prezioso della laicità, della libertà personale e collettiva, della necessità di una parità sostanziale tra tutti i cittadini. E parlo di diritti glbt ora, parlo dell'eguagllianza tra cattolici e non cattolici, tra cittadini, l'anno scorso più di 500 mila, che vogliono manifestare le prorpie idee e sono impedite da un gruppetto di conservatori altolocati che andranno a godere di un concerto di musica sacra!
Dunque Piazza San Giovanni o meno, ancora di più, il Pride diventa l'occasione per ogni cittadino, gay o meno, di ribadire al propria volontà di espressione, di lotta alle corporazioni (variamente intese), agli abusi di gruppi di potere ristretti, all'egemonia di pensiero unico che si vorrebbe imporre agli italiani. Diventa l'occasione e il bisogno per ogni cittadino laico e per quei cattolici che non vogliono che con la scusa della loro intima convinzione religiosa si imbavaglino pensieri e persone, di ribadire la loro forza attraverso la loro presenza.
San Giovanni o non San Giovanni, sempre di più il Pride si disegna come l'unica manifestazione per esprimere la prorpia libertà, la propria volontà, la propria lotta ocntro oscurantismo e abuso. Per ogni cittadno!
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Periodo convulso per me, penso e scrivo in vari punti e trascuro un pò il blog. Rompo il silenzio con un piccolo promemoria per WV, a pochi giorni della discussione sul registro per le unioni di fatto a Roma. A pochi mesi dalla sua futura discesa in campo come leader di un futuro governo.
Dal discorso al Lingotto per la canidatua alle primarie. Pezzi qua e là di un'Italia immaginata. Un'Italia che non può avere doppie o triple velocità. Di un'Italia riformista in maniera complesisva. Certe cose valgono solo per alcuni "settori" della vita pubblica o rispecchiano un immagine e visione complessiva del cambiamento della società? E se riguardassero anche il popolo Glbt?
"Il Partito democratico, il partito dell'innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese...
Una forza del cambiamento, libera da ideologismi, libera dall'obbligo di apparire, di volta in volta, moderata o estremista per legittimare o cancellare la propria storia...
Ad una società in movimento, veloce, portatrice di domande e bisogni del tutto inediti, si è risposto con la logica dei "blocchi sociali" e della pura tutela di conquiste la cui difesa immobile finiva con il privare di diritti fondamentali altri pezzi di società...
Perché mai oggi un ragazzo non deve poter avere le garanzie, le tutele sociali e le opportunità che esistono per i suoi coetanei inglesi? [vale solo per il lavoro?Come crede possa sentirsi un ragazzo gay? ndb]...
Una politica che sappia condividere: la vita dei cittadini, la quotidianità di persone che iniziano la loro giornata senza leggere gli editoriali dei giornali né domandandosi a quale dei vecchi partiti italiani si sentono legati...
Voltiamo pagina. Facciamo in modo, per la prima volta da quindici anni, che non si formino più schieramenti "contro" qualcuno, ma schieramenti "per" affrontare le grandi sfide dell'Italia moderna...
E' questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono...
Una società chiusa, rigida, burocratica, provoca e alimenta rabbia e frustrazione. Non è questa la via giusta. Dobbiamo decidere che Paese essere. Il Paese dell'egoismo sociale e del corporativismo, dell'incattivimento populista e dell'odio. Oppure un Paese che pensa positivo, volta pagina, guarda al futuro...
Eccoli, i nuovi italiani. Sono così. Sono i nostri figli, sono i nostri nipoti. A loro abbiamo il dovere di consegnare un'Italia unita, moderna, giusta".
La notizia non è freschissima, però di quelle che fa pensare. Prima di tutto per le implicazioni sicentifiche. Dopo aver sconvolto il mondo e aperto una importante frattura nella comunità scientifica e sconvolto i vari comitati nazionali di bio-etca, dopo aver ottenuto dal governo inglese il via libera, lo scorso anno, per la sperimentazione di cellule staminali su malati terminali rivedendo i protocolli di speimentazione e accelerandone tempi e "ammorbidendone" i criteri, il papà della pecora Dolly, primo mammifero clonato da una cellula adulta, decide di cambiare strategia.
Come al solito, le parole non sono scelte a caso. In barba alla strumentalizzazione che molti giornali e "intellettuali" italiani hanno fatto del caso, quello di Ian Wilmut non è un pentimento, né tantomeno, l'annuncio di una sconfitta.
Ancora una volta lo scienziato ci sconvolge e decide di sposare una tecnica, sviluappata in Giappone, che si concentra su cellule staminali generatrici, ma che non arriva alla clonazione di veri e propri tessuti, organi e organismi, con una grande lungimiranza culturale prima che scientifica.
Questo, lo ribadisco, non perchè pentito del salto in avanti che ha fatto compiere alla scienza, non perchè folgorato da un pentimento etico-morale, non pechè impaurito dalle conseguenze di un uomo-creatore ( tutte strumentalizzazioni seguite al lavoro di Wilmut che da sempre ha dichiarato gli intenti terapeutici della propria scoperta e delle successive ricerche). L'uomo che ha scardinato tabù e visioni limitate dell'etica scientifica si conferma, oggi, un filosofo, a mio modesto parere, prima ancora che un grande uomo di tecnica e dimostra, ancora una volta, il principio di responsabilità che è insito nella scienza e nel progresso scientifico di maggior livello e che maggiori speranza ha di far evolvere e crescere il genere umano, concretamente.
La tecnica giapponese sarà preferita in quanto "è molto più facile" che venga accettata socialmente. Ecco dov'è la lungimiranza. Ecco dov'è la laicità. Non nel buonismo del "pan-politichese" che per accontentare tutti scontenta un pò tutti, o nelle posizioni di equilibrio che alal fine rimangono equilibrate solo nell'immobilità e, soprattutto, ci fanno rimanere l'intera società.
Un rottura, forte, iniziale. Una presa di posizione che delimiti il campo e chiarisca la direzione. Una frattura che divide, ma chiarisce scopi e visioni. Poi, con intelligenza, senso pratico e fermezza, la ricerca, continua, laboriosa, incessante di un punto di convergenza. Senza tradire il sentimento iniziale, senza inificiare la visione o lo scopo ultimo per ampliare il consenso. Ma con un vero "senso di responsabilità", che vede nell'uomo, nel suo progresso, nel progresso della qualità della sua vita, l'unico faro('). Una responsabilità che non si impaurisce, ma che con profondo rispetto, cerca la soluzione migliore. Grazie alla scienza oggi questo è possibile. Con la scienza scardinare lo stesso dogatismo scientifico e imbarazzare il cieco conservatorismo, tanto da rendere indifendibili le visioni e le posizioni oscurantiste.
Questa, per me, è laicità. Non mediazione, ma creazione di spazi nuovi. Far convergere le posizioni, scardinando tutti gli assoluti in campo. Con la responsabilità dello scopo e del fine ultimo. Tanto alto da non poter essere attaccato. Il progresso dell'uomo, in tutte le sue dimensioni.
Questa è laicità contro ogni forma di dogmatismo, di qualsiasi natura.
Ho provato sulla mia pelle la necessità della ricerca sicentifica, l'improrogabilità del continuo sviluppo di tecniche e metodi per la vita dell'uomo. Allo stesso tempo, mi sono dvuto scontrare con una inspiegabile cecità, rimasta solida anche di fronte alla relatività della "vicenda personale", del coinvolgimento della propria vita e dei propri cari . Alla malattia dei miei nipoti (casualmente proprio in un periodo di forte attacco da parte degli oscurantisti) ho reagito difendendo a spada tratta la tecnica, spinta e sfrenata, a volte. Ho visto negli occhi di mia madre l'impossibilità, nonostante la sofferenza, di andare oltre i propri dogatismi e capire la necessità del progresso. Ammeto la mia guerra muro contro muro. Oggi esulto per la presenza di persone tanto lungimiranti da non farsi accecare dalla rendita delle proprie posizioni, dall'orgoglio, dal sentimento di difesa a oltranza nel momento dell'attacco e, invece, la capacità di essere guidati da vero spirito di sevizio, di rispetto e , ancora una volta, responsabilità verso l'umanità.
Questa è laicità.
Chissà quali sarebebro le ricadute se questo tipo di modalità fosse recepita, dagi uomini e dalla politica, come modalità di conduzione dei processi, inevitabile, di convergenza delle posizioni a favore del solo benessere dell'uomo. Immagino al progresso scientifico a servizio, reale, dell'mbiente, della medicina, della crescita del cosiddetto terzo e quarto mondo dimenticato e, perchè no, con il progresso degli strumenti legislativi, anche delle libertà civili individuali e delle nuove forme di convivenza e associazione tra gli uomini.
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