Alemanno il sindaco di tutti [ovvero sarebbe tradimento?]
posted by rikkardino @ 13:05 - martedì, 27 maggio 2008
 
Immagini sovrapposte, immagini sovrapponibili. Diversa l’estetica, eppure in questi giorni, un Alemanno sornione, apparso prima con berretto da operaio all’inaugurazione dei lavori per la metro B1 (tanto bistrattata e ostacolata negli anni di opposizione), in maniche di camicia al Pigneto, assumendosi gli oneri del pagamento dei danni e dicendo che si bandiranno le discriminazioni e le violenze e infine ieri sera, alla riunione con le associazioni rappresentanti del mondo GLBT (per la prima volta convocato dal sindaco e non con il sindaco “invitato”), sono solo tre momenti del nuovo corso capitolino che lanciano l’idea di un sindaco che vuole toccare con mano le realtà cittadine. Dopo tanti sindaci di tutti che hanno finito per ascoltare solo alcuni, per il mantenimento di alcuni fragili equilibri, sembra essere il momento di un sindaco di alcuni, indubbiamente, ma che non vuole prescindere dal tentativo di ascoltare tutti.
Ecco perché, pur sottolineando le incolmabili, per ora, distanze e le irriducibili divergenze valoriali e di principio, l’immagine che emerge del nuovo primo cittadino romano, appare decisamente più vicina e più “volenterosa” di tanti precedenti, in tutta Italia, che hanno nascosto dietro dichiarazioni di principio e visioni globali, una poco chiara immobilità.
Ecco perché la presidente del circolo Mario Mieli, Rossana Praitano, ha giustamente ringraziato il neo-sindaco, quantomeno, per l’opportunità offerta e la franchezza dimostrata.
Sperare che Alemanno si impegni per combattere le discriminazioni, secondo le sue possibilità di sindaco, che rispetti l’impegno di “informarsi” (già molto più promettente rispetto a chi presupponeva di conoscere la situazione reale del popolo GLBT e intanto non proponeva nessuna soluzione), che si attenga “schwarznegariamente” a rispettare le eventuali decisioni a livello nazionale sui riconoscimenti di coppie di fatto anche dello stesso sesso, significa sdoganare la destra?
Il passato non si cancella, nessuno, da ambo le parti vuole farlo. Le divergenze permangono e la discussione è solo alla fase embrionale. Ma assumersi la responsabilità di dare credito a questa nuova amministrazione, assumersi la responsabilità dello sforzo cogliendo tutte le possibilità offerte e cercando di crearne sempre nuove, assumersi la responsabilità di intravedere e accettare le piccole aperture, oltrepassando la contrapposizione muro contro muro, pur senza rinunciare ai propri obiettivi finali, alle propria natura e alle proprie idee e modalità di applicazione, significa tradire la causa degli omosessuali?
Le associazioni che ieri hanno ringraziato il sindaco per l’apertura e che hanno assicurato collaborazione, ripeto, senza indietreggiare o glissare sulle differenze, sono da considerarsi collaborazioniste? L’eventuale patrocinio alle attività “collaterali” culturali legate al Pride e non quella alla manifestazione, frutto del dialogo che potrebbe svilupparsi proprio in queste settimane, è da considerarsi come una sconfitta, un contentino, un accordo al ribasso?
Ancora una volta Roma può essere un laboratorio, magari più convincente del passato, dal quale poter provare una riflessione su idee, metodi, modi della lotta per i diritti civili? Dove ha portato al contrapposizione tout court, dove potrebbe portare una nuova responsabilità da parte delle associazioni da una parte e dell’amministrazione dall’altra? Quanto il mondo e il popolo Glbt vuol sostenere una ricerca di questo genere piuttosto che continuare in un muro contro muro che mina il dialogo e continuare a gridare al tradimento di fronte a quelle che sono, invece, difficili trattative volte per ottenere spazi sempre maggiori di riconoscimento?
Non sarà facile, questi segnali potrebbero rimanere gli unici, potrebbe rivelarsi tutta una strana operazione di imbonimento, ma dopo 15 anni di governi di sinistra che ci hanno illuso, deluso e umiliato, è così disastroso tentare la strada del dialogo con la nuova amministrazione locale e nazionale?  Tutto questo va oltre le mie personali idee politiche, cercando di immaginare, invece, di trovare una strada concreta e fattibile per l’avanzamento della lotta e dei riconoscimenti per il popolo Glbt.

E noi, gay, che italiani siamo? [Piccolo promemoria per Walter Veltroni]
posted by rikkardino @ 12:00 - martedì, 04 dicembre 2007

Periodo convulso per me, penso e scrivo in vari punti e trascuro un pò il blog. Rompo il silenzio con un piccolo promemoria per WV, a pochi giorni della discussione sul registro per le unioni di fatto a Roma. A pochi mesi dalla sua futura discesa in campo come leader di un futuro governo.

Dal discorso al Lingotto per la canidatua alle primarie. Pezzi qua e là di un'Italia immaginata. Un'Italia che non può avere doppie o triple velocità. Di un'Italia riformista in maniera complesisva. Certe cose valgono solo per alcuni "settori" della vita pubblica o rispecchiano un immagine e visione complessiva del cambiamento della società? E se riguardassero anche il popolo Glbt?

"Il Partito democratico, il partito dell'innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese...
Una forza del cambiamento, libera da ideologismi, libera dall'obbligo di apparire, di volta in volta, moderata o estremista per legittimare o cancellare la propria storia...
Ad una società in movimento, veloce, portatrice di domande e bisogni del tutto inediti, si è risposto con la logica dei "blocchi sociali" e della pura tutela di conquiste la cui difesa immobile finiva con il privare di diritti fondamentali altri pezzi di società...
Perché mai oggi un ragazzo non deve poter avere le garanzie, le tutele sociali e le opportunità che esistono per i suoi coetanei inglesi? [vale solo per il lavoro?Come crede possa sentirsi un ragazzo gay? ndb]...
Una politica che sappia condividere: la vita dei cittadini, la quotidianità di persone che iniziano la loro giornata senza leggere gli editoriali dei giornali né domandandosi a quale dei vecchi partiti italiani si sentono legati...
Voltiamo pagina. Facciamo in modo, per la prima volta da quindici anni, che non si formino più schieramenti "contro" qualcuno, ma schieramenti "per" affrontare le grandi sfide dell'Italia moderna...
E' questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono...
Una società chiusa, rigida, burocratica, provoca e alimenta rabbia e frustrazione. Non è questa la via giusta. Dobbiamo decidere che Paese essere. Il Paese dell'egoismo sociale e del corporativismo, dell'incattivimento populista e dell'odio. Oppure un Paese che pensa positivo, volta pagina, guarda al futuro...


Eccoli, i nuovi italiani. Sono così. Sono i nostri figli, sono i nostri nipoti. A loro abbiamo il dovere di consegnare un'Italia unita, moderna, giusta".

 


Esperimenti di laicità? [ovvero cambio di strategia per il papà della pecora Dolly]
posted by rikkardino @ 10:28 - lunedì, 19 novembre 2007

La notizia non è freschissima, però di quelle che fa pensare. Prima di tutto per le implicazioni sicentifiche. Dopo aver sconvolto il mondo e aperto una importante frattura nella comunità scientifica e sconvolto i vari comitati nazionali di bio-etca, dopo aver ottenuto dal governo inglese il via libera, lo scorso anno, per la sperimentazione di cellule staminali su malati terminali rivedendo i protocolli di speimentazione e accelerandone tempi e "ammorbidendone" i criteri, il papà della pecora Dolly, primo mammifero clonato da una cellula adulta, decide di cambiare strategia.

Come al solito, le parole non sono scelte a caso. In barba alla strumentalizzazione che molti giornali e "intellettuali" italiani hanno fatto del caso, quello di Ian Wilmut non è un pentimento, né tantomeno, l'annuncio di una sconfitta.

Ancora una volta lo scienziato ci sconvolge e decide di sposare una tecnica, sviluappata in Giappone, che si concentra su cellule staminali generatrici, ma che non arriva alla clonazione di veri e propri tessuti, organi e organismi, con una grande lungimiranza culturale prima che scientifica.

Questo, lo ribadisco, non perchè pentito del salto in avanti che ha fatto compiere alla scienza, non perchè folgorato da un pentimento etico-morale, non pechè impaurito dalle conseguenze di un uomo-creatore ( tutte strumentalizzazioni seguite al lavoro di Wilmut che da sempre ha dichiarato gli intenti terapeutici della propria scoperta e delle successive ricerche). L'uomo che ha scardinato tabù e visioni limitate dell'etica scientifica si conferma, oggi, un filosofo, a mio modesto parere, prima ancora che un grande uomo di tecnica e dimostra, ancora una volta, il principio di responsabilità che è insito nella scienza e nel progresso scientifico di maggior livello e che maggiori speranza ha di far evolvere e crescere il genere umano, concretamente.

La tecnica giapponese sarà preferita in quanto "è molto più facile" che venga accettata socialmente. Ecco dov'è la lungimiranza. Ecco dov'è la laicità. Non nel buonismo del "pan-politichese" che per accontentare tutti scontenta un pò tutti, o nelle posizioni di equilibrio che alal fine rimangono equilibrate solo nell'immobilità e, soprattutto, ci fanno rimanere l'intera società.

Un rottura, forte, iniziale. Una presa di posizione che delimiti il campo e chiarisca la direzione. Una frattura che divide, ma chiarisce scopi e visioni. Poi, con intelligenza, senso pratico e fermezza, la ricerca, continua, laboriosa, incessante di un punto di convergenza. Senza tradire il sentimento iniziale, senza inificiare la visione o lo scopo ultimo per ampliare il consenso. Ma con un vero "senso di responsabilità", che vede nell'uomo, nel suo progresso, nel progresso della qualità della sua vita, l'unico faro('). Una responsabilità che non si impaurisce, ma che con profondo rispetto, cerca la soluzione migliore. Grazie alla scienza oggi questo è possibile. Con la scienza scardinare lo stesso dogatismo scientifico e imbarazzare il cieco conservatorismo, tanto da rendere indifendibili le visioni e le posizioni oscurantiste.
Questa, per me, è laicità. Non mediazione, ma creazione di spazi nuovi. Far convergere le posizioni, scardinando tutti gli assoluti in campo. Con la responsabilità dello scopo e del fine ultimo. Tanto alto da non poter essere attaccato. Il progresso dell'uomo, in tutte le sue dimensioni.

Questa è laicità contro ogni forma di dogmatismo, di qualsiasi natura.

Ho provato sulla mia pelle la necessità della ricerca sicentifica, l'improrogabilità del continuo sviluppo di tecniche e metodi per la vita dell'uomo. Allo stesso tempo, mi sono dvuto scontrare con una inspiegabile cecità, rimasta solida anche di fronte alla relatività della "vicenda personale", del coinvolgimento della propria vita e dei propri cari . Alla malattia dei miei nipoti (casualmente proprio in un periodo di forte attacco da parte degli oscurantisti) ho reagito difendendo a spada tratta la tecnica, spinta e sfrenata, a volte. Ho visto negli occhi di mia madre l'impossibilità, nonostante la sofferenza, di andare oltre i propri dogatismi e capire la necessità del progresso. Ammeto la mia guerra muro contro muro. Oggi esulto per la presenza di persone tanto lungimiranti da non farsi accecare dalla rendita delle proprie posizioni, dall'orgoglio, dal sentimento di difesa a oltranza nel momento dell'attacco e, invece, la capacità di essere guidati da vero spirito di sevizio, di rispetto e , ancora una volta, responsabilità verso l'umanità.

Questa è laicità.

Chissà quali sarebebro le ricadute se questo tipo di modalità fosse recepita, dagi uomini e dalla politica, come modalità di conduzione dei processi, inevitabile, di convergenza delle posizioni a favore del solo benessere dell'uomo. Immagino al progresso scientifico a servizio, reale, dell'mbiente, della medicina, della crescita del cosiddetto terzo e quarto mondo dimenticato e, perchè no, con il progresso degli strumenti legislativi, anche delle libertà civili individuali e delle nuove forme di convivenza e associazione tra gli uomini.


Abbiam bisogno di parole [la Treccani ampia la definizione/visione del
posted by rikkardino @ 09:54 - venerdì, 09 novembre 2007

In principio il mercato, spostandosi dalla focalizzazione sui single all'offerta per incontrare le esigenze delle nuove famiglie, poi c'ha provato anche, in maniera distorta, la legislazione sul lavoro, cercando di introdurre il concetto di flessibilità, che è purtroppo derivato subito nell'ingiustizia della precarietà. Insomma, la società si muove, cambia radicalmente, a volte, e chi la osserva, chi studia queste evoluzione non può non prenderne atto. Così anche l'autorevolissima enciclopedia Treccani sceglie, su basi scientifiche di dati oggettivi e sulla sensibilità di un osservatore libero e coerente, di ampliare, e non rivedere, la definizione di matrimonio, avvicinandola al concetto di Unione tra due persone, includendo, inevitabilmente, anche le unioni di fatto che oggi vivono ancora ai margini legislativi, ma sono protagoniste della realtà sociale.

Accusare di propaganda (comunista!) uno tra gli organi più autorevoli in fatto di  "registrazione" della cultura italiana è quantomeno ardito, tanto che gli attacchi arrivano da esponenti delle forze politiche della Cdl, mentre ancora sembrano tacere i cosiddetti "intellettuali" del pensiero liberista. La Grande Enciclopedia Italiana con la profonda onestà, intellettuale e scientifica, non può che registrare, sulla base anche di dati statistici, l'evoluzione di alcuni costumi.

Il matrimonio non è l'unica "modalità prevalente di vita di coppia", nel corso degli anni "la posizione di monopolio" è venuta meno registrando modalità  "di costituzione della famiglia" diverse. Non solo questo è un dato difficilmente confutabile, ma nel pieno rispetto, ancora, della sua scientificità, imparzialità e obiettività, la voce riporta come, nel nostro Paese, per costumi e condizioni sociali sembra lontana l'applicazioni di provvedimenti sconvolgenti come il matrimonio gay. Ancora una volta, e lo sappiamo bene, una constatazione della realtà con cui dobbiamo fare i conti. Non spetta alla Treccani forzare per produrre una ulteriore evoluzione delle condizioni, ma l'aver riconosciuto la presenza di un fenomeno e averlo riportato, implica già la necessità che a tale fenomeno si guardi e che , ciascuno nei prorpi ambiti, ne colga l'essenza e promuova la tutela dei protagonisti del fenomeno stesso.

Dunque la Treccani registri il cambiamento, il mercato lo sfrutti per i propri scopi.

E la  politica? Beh come "organizzatrice" della società, come regolatrice dei processi democratici, come regolatrice di processi per la promozione del benessere comune e della dignità della persona, non dovrebbe solo prendere atto di queste evoluzioni, ma proporre modelli di regolamentazione, tutela e promozione in linea con la società e, meno genericamente, con il vissuto dei cittadini. Ancora una volta però questa è in ritardo. Quanti altri segnali dovranno aversi perchè ci sia una reale, e ormai, dopo tanti input, nemmeno geniale o coraggiosa, presa di posizione, ideale e concreta, perchè finalmente si ricomponga quel divario tra l'esperienza delle persone e le norme che la tutelano? Quanto i nostri politici dovranno ancora, da una parte, rammaricarsi per il distacco con la società, senza produrre reali slanci verso la ricomposizione, e , dall'altra, tentare di negare ciò che ormai le diverse "agenzie" di registrazione della realtà danno per assodato?