E quando ti troverai in mano quei fiori appassiti al sole... li rimpiangerai...
Troppe cose da scrivere.Troppe cose vissute. Anche in questo week end che sembrano due.
Vecchio e nuovo.
Riconoscere stanze e scoprire nuovi profumi.
E il profumo di quercia. Quello del rosmarino. E quello del vento del mare che passa per quelle finestrelle strette o che ti inebria insieme alla luce che ti inonda.
Gli odori di questi paesaggi mediterranei. Di questi angoli che ci siamo ritagliati. Di questi che hai voluto regalarmi.
Io che di regali ne ho sempre fatti, che ho curato sempre ogni particolare.Adesso sembra così strano lasciarsi andare e farsi corteggiare.
MIsto di imbarazzo e paura. Voglia di lanciarsi e ancora quella zavorra.
Paura di volare, lì, da quella terrazza, ora spiccare il volo.
E sentire solo le risate, che non erano così da troppo tempo.
Quel tappeto polveroso e i gesti incontrollati, i nostri odori, le nostre voglie, i nostri limiti e quella strana forma di rispetto.
E servirebbe anche a me quell'angolino che ti protegge di fronte alla grandezza, senza avere paura della felicità.
E servirebbe il modo per fare i conti con il passato, senza perdere le opportunità del futuro.
E servirebbe il coraggio di chiederti di aspettarmi, senza sentire il peso della promessa.
E servirebbe ancora una canzone, senza che si sovrappongano visi e sensaziioni.
E servirebbe fossi meno te, senza essere diverso.
E servirebbe fossi più io, senza pensare troppo.
Quanto e quando il passato resterà solo tale?
E d'estate, il pianoforte, non si può suonare. E allora aspetteremo l'inverno?
C'è comunque stata la notte di mezzo. Disturbata, turbolenta.
Di quelle nelle quali l'insonnia sembra non mollarti, di quelle in cui non riesci a non pensare.
In cui non è giusto non pensare. C'è n'è bisogno, di notte.
E, forse, più è nera la notte, più la luce che segue ti sorprende.
Ti impaurisce? Forse. Ma è più umano lo stupore della luce che la paura della notte.
Sembra quasi liberazione.
E aspetti la mattina, anche se non sai cosa succederà.
Sai di stare bene solo con me e io con te.
E se la notte c'è stata, non si può negare l'alba, per quanto straordinaria e imprevista possa sembrare.
Forse non è niente di speciale, solo un Sole che ritorna, forse solo quel Sole che sa darmi l'unica alba dopo la notte.
Ri-svegliarsi e ri-partire.
Svegliarsi la mattina
Arriverà qualcuno che si prenderà il mio posto
e allora io starò solo a guardare.
Mi metterò seduto con lo sguardo fisso su di te
perché ho imparato ad aspettare.
Sono due giorni che camminiamo tre metri sopra al cielo.
E proprio adesso che ci penso mi ricordo
quante volte non ti ho perso per un pelo ma.
Solo con te, ma tu,
non ho bisogno neanche di pensare
e svegliarsi la mattina,
con la voglia di parlare solo con te
e non è niente di speciale ma
questo mi fa stare bene, solo con te
sai cosa c'è ma cosa ci sta quando in fondo ad una storia
nessuno sa come andrà
tu mi spiazzi, ogni volta che mi guardi, mi parli persa nei tuoi traguardi
lo voglio fare davvero basta un attimo
lo voglio fare davvero se so che ti ho
non c'è situazione che spaventa,
solo con te quella voglia che ritorna.
Solo con te, ogni giorno ti trovo nel mio mondo se stai con me,
non c'è bisogno neanche di pensare e svegliarsi la mattina,
con la voglia di parlare solo con te
e non è niente di speciale ma questo mi fa stare bene,
solo con te solo con te,
ogni giorno ti trovo nel mio mondo se stai con me,
non c'è bisogno neanche di pensare.
Solo con te
e svegliarsi la mattina,
con la voglia di parlare solo con te
e non è niente di speciale ma
questo mi fa stare bene, solo con te
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Come dire, assecondare sensazioni istintive, riconoscerle dentro di sè, ma procedere con cautela e riflettere sulla loro validità e fondatezza prima di agire di conseguenza o esternarle.
Si eviterebbero così molti malintesi. Si eviterebbero azioni di cui poi magari ci si pente. Si eviterebbe di creare situazioni in cui poi, si rimane invischiati.
Perchè poi tutte le azioni e le reazioni vanno a dipingere il grande quadro del passato. Spesso con colori indelebili. Spesso irrimediabilmente impressi nella tela della vita di ciascuno.
E se il quadro non è un capolavoro, quei segni, renderanno per sempre quel dipinto una mediocre crosta.
E così succede che, impulso dopo impulso, si consuma una storia e le sue conseguenze. Senza calcolare rischi, senza prevedere conseguenze. Una vita in balia delle sensazioni e delle pulsioni, tutt'altro che bohemienne, più vicina alle vicende di un navigatore poco esperto o, peggio ancora, di un bambino, incapace di guardare al futuro. Sanguinico e curioso, come è giusto che sia, passa da un gioco a un altro, senza sfruttare al massimo tutte le sue potenzialità, attratto solo da nuove forme e colori.
E' la sua età, e così deve procedere. Quel bambino ha almeno il pregio del gusto del rischio, mai tornerebbe indietro su qualcosa che non lo soddisfa più.
[Ed è bastato così. Riuscire a resistere all'eco di quel canto. E' bastato resistere un pò.
Pensarci,sì, ma non ripensarci. E quel canto si è spento e quell'impulsività scemata. Quelle parole hanno lasciato conseguenze, tanto quante come le azioni che le hanno precedute. Ma erano effimere. Ora che lo sguardo del bambino si è già dissolto, volto verso chissà quale nuova attrazione.
E' la sua età. E' giusto così. E' giusto anche capire quando non è più tempo di circondarsi di bambini. E' giusto non aspettarsi dal bambino quella determinazione e riflessione tipica del maturo stratega. E' bella anche per questo la sua età]
E' capitato a tutti, credo. Hanno scritto canzoni sull'inizio e sulla fine di una storia.Nessuno ha mai dato la soluzione definitiva. FInchè non ti trovi ad affrontarla, ragioni per principio, per valori, ciò che faresti, ciò che non faresti mai, ciò che non vorresti accadesse. Poi sei lì e vivendo, spesso, tutto cambia.
In passato il dolore della fine di una lunga storia mi ha fatto reagire con rigidità.Dopo una lunga agonia, il dolore e poi il rifiuto. Con la persona con cui avevi condiviso ogni cosa per 5 anni, il vuoto. L'incapacità, forse, di superare il trauma. Anni di silenzio. Poi così per caso...un Pride, un momento difficile e quanto meno torna il rispetto, torna a galla l'affetto. E capisci che forse il tempo passato non è stato sprecato, ma certo troppo e che forse affeto e rispetto ci sono sempre stati.
Così ti riproponi di non sbagliare in futuro. Un'altra storia, altri sentimeni, altre esperienze. E ti dici che sarà stupido, se finirà, perdere tutto. Perdere l'affetto e il rispetto. Se poi prima c'era un'amicizia, speri che torni quella, laddove altro non può più esserci. Ti senti "la parte forte" (come se interrompere una storia non costi e non sia un picoclo fallimento anche per chi prende la decisione) e tenti di proteggere, di aspettare, di rispettare. E invece sbagli tutto. Ti passa la vita tra le mani e letteralmente ti sfugge.
E quell'affetto e quel rispetto non riesci proprio a mantenerlo, a proteggerlo. Compi gli stessi errori e ti maledici quando te ne accorgi.
E alla fine un pacco. Tutto quello che resta. Tutto quello che segna il fallimento della mia protezione. Tutto quello che segna la fine di qualcosa che sarebbe potuto essere diverso, am sicuramente bello.
E riceverai il pacco. E forse era per me un tentativo, come al solito, maldestro per lanciare un filo. Che tu non hai voluto cogliere.
Solo un pacco. Solo la fine, senza guardare indietro, ma soprattutto, senza guardare avanti.
E non accompagnerò una lettera al pacco, già sai cosa ci sarebbe scritto, già sò che non la leggeresti. E sarebbe un altro picoclo fallimento.
E non leggerai il Buona vita.
Un pacco.Solo.
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