Ri- Svegliarsi la mattina [ovvero quanto potremmo perdere, quanto potremmo avere]
posted by rikkardino @ 10:48 - venerdì, 19 giugno 2009
Ri-svegliarsi. Non è mai un riprendere da dove si era lasciato.
C'è comunque stata la notte di mezzo. Disturbata, turbolenta.
Di quelle nelle quali l'insonnia sembra non mollarti, di quelle in cui non riesci a non pensare.
In cui non è giusto non pensare. C'è n'è bisogno, di notte.
E, forse, più è nera la notte, più la luce che segue ti sorprende.
Ti impaurisce? Forse. Ma è più umano lo stupore della luce che la paura della notte.
Sembra quasi liberazione.

E aspetti la mattina, anche se non sai cosa succederà.
Sai di stare bene solo con me e io con te.
E se la notte c'è stata, non si può negare l'alba, per quanto straordinaria e imprevista possa sembrare.

Forse non è niente di speciale, solo un Sole che ritorna, forse solo quel Sole che sa darmi l'unica alba dopo la notte.

Ri-svegliarsi e ri-partire.

Svegliarsi la mattina


Arriverà qualcuno che si prenderà il mio posto
e allora io starò solo a guardare.
Mi metterò seduto con lo sguardo fisso su di te

perché ho imparato ad aspettare.
Sono due giorni che camminiamo tre metri sopra al cielo.
E proprio adesso che ci penso mi ricordo
quante volte non ti ho perso per un pelo ma.

Solo con te, ma tu,
non ho bisogno neanche di pensare
e svegliarsi la mattina,
con la voglia di parlare solo con te
e non è niente di speciale ma
questo mi fa stare bene, solo con te

sai cosa c'è ma cosa ci sta quando in fondo ad una storia
nessuno sa come andrà
tu mi spiazzi, ogni volta che mi guardi, mi parli persa nei tuoi traguardi
lo voglio fare davvero basta un attimo
lo voglio fare davvero se so che ti ho
non c'è situazione che spaventa,
solo con te quella voglia che ritorna.

Solo con te, ogni giorno ti trovo nel mio mondo se stai con me,
non c'è bisogno neanche di pensare e svegliarsi la mattina,
con la voglia di parlare solo con te
e non è niente di speciale ma questo mi fa stare bene,
solo con te solo con te,
ogni giorno ti trovo nel mio mondo se stai con me,
non c'è bisogno neanche di pensare.
Solo con te
e svegliarsi la mattina,
con la voglia di parlare solo con te
e non è niente di speciale ma
questo mi fa stare bene, solo con te

Impulsività [ovvero pensarci non è sempre ripensarci]
posted by rikkardino @ 11:58 - giovedì, 11 giugno 2009
E' forse la bellezza dell'uomo seguire l'istitnto e agire d'impulso. E', però, anche la saggezza dell'uomo e, spesso, la salvezza sua e degli altri, ponderare le proprie azioni.
Come dire, assecondare sensazioni istintive, riconoscerle dentro di sè, ma procedere con cautela e riflettere sulla loro validità e fondatezza prima di agire di conseguenza o esternarle.
Si eviterebbero così molti malintesi. Si eviterebbero azioni di cui poi magari ci si pente. Si eviterebbe di creare situazioni in cui poi, si rimane invischiati.
Perchè poi tutte le azioni e le reazioni vanno a dipingere il grande quadro del passato. Spesso con colori indelebili. Spesso irrimediabilmente impressi nella tela della vita di ciascuno.
E se il quadro non è un capolavoro, quei segni, renderanno per sempre quel dipinto una mediocre crosta.

E così succede che, impulso dopo impulso, si consuma una storia e le sue conseguenze. Senza calcolare rischi, senza prevedere conseguenze. Una vita in balia delle sensazioni e delle pulsioni, tutt'altro che bohemienne, più vicina alle vicende di un navigatore poco esperto o, peggio ancora, di un bambino, incapace di guardare al futuro. Sanguinico e curioso, come è giusto che sia, passa da un gioco a un altro, senza sfruttare al massimo tutte le sue potenzialità, attratto solo da nuove forme e colori.
E' la sua età, e così deve procedere. Quel bambino ha almeno il pregio del gusto del rischio, mai tornerebbe indietro su qualcosa che non lo soddisfa più.


[Ed è bastato così. Riuscire a resistere all'eco di quel canto. E' bastato resistere un pò.
Pensarci,sì, ma non ripensarci. E quel canto si è spento e quell'impulsività scemata. Quelle parole hanno lasciato conseguenze, tanto quante come le azioni che le hanno precedute. Ma erano effimere. Ora che lo sguardo del bambino si è già dissolto, volto verso chissà quale nuova attrazione.
E' la sua età. E' giusto così. E' giusto anche capire quando non è più tempo di circondarsi di bambini. E' giusto non aspettarsi dal bambino quella determinazione e riflessione tipica del maturo stratega. E' bella anche per questo la sua età]

Il pacco [ovvero andavamo via di schiena]
posted by rikkardino @ 12:49 - sabato, 24 gennaio 2009
[Questo post è una riflessione. RIguarda la mia vita e quello che mi capita. Ogni riferimento a cose, persone e vicendo non è puramente casuale, ma non è riferito al mio attuale ragazzo e alla storia che vivo ora, am solo al passato e al mancato futuro]
E' capitato a tutti, credo. Hanno scritto canzoni sull'inizio e sulla fine di una storia.Nessuno ha mai dato la soluzione definitiva. FInchè non ti trovi ad affrontarla, ragioni per principio, per valori, ciò che faresti, ciò che non faresti mai, ciò che non vorresti accadesse. Poi sei lì e vivendo, spesso, tutto cambia.
In passato il dolore della fine di una lunga storia mi ha fatto reagire con rigidità.Dopo una lunga agonia, il dolore e poi il rifiuto. Con la persona con cui avevi condiviso ogni cosa per 5 anni, il vuoto. L'incapacità, forse, di superare il trauma. Anni di silenzio. Poi così per caso...un Pride, un momento difficile e quanto meno torna il rispetto, torna a galla l'affetto. E capisci che forse il tempo passato non è stato sprecato, ma certo troppo e che forse affeto e rispetto ci sono sempre stati.
Così ti riproponi di non sbagliare in futuro. Un'altra storia, altri sentimeni, altre esperienze. E ti dici che sarà stupido, se finirà, perdere tutto. Perdere l'affetto e il rispetto. Se poi prima c'era un'amicizia, speri che torni quella, laddove altro non può più esserci. Ti senti "la parte forte" (come se interrompere una storia non costi e non sia un picoclo fallimento anche per chi prende la decisione) e tenti di proteggere, di aspettare, di rispettare. E invece sbagli tutto. Ti passa la vita tra le mani e letteralmente ti sfugge.
E quell'affetto e quel rispetto non riesci proprio a mantenerlo, a proteggerlo. Compi gli stessi errori e ti maledici quando te ne accorgi.
E alla fine un pacco. Tutto quello che resta. Tutto quello che segna il fallimento della mia protezione. Tutto quello che segna la fine di qualcosa che sarebbe potuto essere diverso, am sicuramente bello.
E riceverai il pacco. E forse era per me un tentativo, come al solito, maldestro per lanciare un filo. Che tu non hai voluto cogliere.
Solo un pacco. Solo la fine, senza guardare indietro, ma soprattutto, senza guardare avanti.
E non accompagnerò una lettera al pacco, già sai cosa ci sarebbe scritto, già sò che non la leggeresti. E sarebbe un altro picoclo fallimento.
E non leggerai il Buona vita.
Un pacco.Solo.

Intanto [ovvero siamo pronti?]
posted by rikkardino @ 09:11 - sabato, 06 dicembre 2008
Intanto si vive... e sembra chequesto spazio virtuale si sente un pò abbandonato.
Intanto si vive... e sembra che ci si giochi il tutto per tutto, o quasi.
Intanto si vive... e sembra che si cominci a sentire quello stato innaturale.
Intanto si vive... e sembra che la paura razionale lotti di continuo con l'istinto.
Intanto si vive... e sembra che il passato sia così duro da affrontare e scacciare dalla mente.
Intanto si vive... e sembra che il mondo, ora sia possibile guardarlo solo da lì. Con la testa sulle tue gambe, mentre guidi e dal vetro, scorrono i palazzi, scorrono le vie, che riconosco, nonostante sembrino così nuove.
Intanto si vive... e sembra che sia meglio fermarsi a un tanto così.
Intanto si vive... e sembra che non riesca più a dormire bene.
Intanto si vive... e sembra che qualcuno abbia già lasciato scritto quello che volevi tu.


Quando mai vuol dire un sempre
quando un sempre è un paradosso
quando per capire il senso
devi andare in controtempo

quando sei soltando un'ombra
nella vita di qualcuno
e ti basta perchè senza
non saresti piu' nessuno
quando la comodità
di un'amore a intermittenza
ti presenterà il suo conto

e non sarà mai abbastanza
quando il tempo sfoglierà
le pagine di questo amore
e ti sembrerà assurdo
non poterlo raccontare
 
perchè amare fino in fondo è uno stato innaturale
che prevede l'esclusione di ogni forma razionale

è un lanciarsi senza rete
tra i coriandoli e le rose
è un bastione da scalare
è la mente che si illude
 
quando recintare il cuore
con una gabbia di spine
sembrerà la soluzione

piu' adeguata per star bene
quando avanzare è un rischio
piu' rischioso è non rischiare
e non c'è utopia piu' grande
del doversi accontentare
quando vivere a metà
è una forte tentazione
che si eclissa in un istante

dove affonda la ragione,
quando il mondo è in controluce
e ti senti un negativo
modula l'esposizione
non cambiare l'obiettivo
 
perchè amare fino in fondo è uno stato innaturale
che prevede l'esclusione di ogni forma razionale

è un lanciarsi senza rete
tra i coriandoli e le rose
è un bastione da scalare
è la mente che si illude
è un lanciarsi senza rete
tra i coriandoli e le rose
è un bastione da scalare
è la mente che si illude
.

V.Vaglio - Stato innaturale

Coming soon[ ovvero la prova del nove]
posted by rikkardino @ 11:31 - lunedì, 10 novembre 2008
"La finalità della prova del 9 è quella di controllare l'esatezza di una moltiplicazione tra numeri... "
Se la prova dà esito negativo, abbiamo sbagliato i calcoli ed occorre rivederli nella moltiplicazione, se dà esito positivo però non ci dà la certezza di avere in mano un risultato corretto: il nostro risultato è corretto a meno di un multiplo di 9.
Considerato che sbagliare di un multiplo di 9 una moltiplicazione è abbastanza difficile, diciamo che quando la prova torna, siamo abbastanza sicuri che quello calcolato da noi sia il risultato corretto."

E la vita non è certo matematica. Quasi mai. E la vita non è certo fatta solo di esiti calcolabili e verificabili. Ma le prove servono, a volte sono inevitabili, anche se inaspettate, per verificare il risultato. O se ancora non si è arrivati, quantomeno i passaggi intermedi.
Occorre verificare i passaggi, occorre verificare i calcoli, le certezze che si sono costruite, le scelte fatte. Occorre verificare per capire quanto sia valido il percorso intrapreso.
Se il risultato della prova conferma la validità dei passaggi, allora si può continuare, non senza paura, "
non ci dà la certezza di avere in mano un risultato corretto", ma considerando la vita proprio come una operazione aritmetica si può dire che "siamo abbastanza sicuri che quello calcolato da noi sia il risultato corretto".

Quando si affrontano le prove e le verifiche, ci sono due grandi pericoli in agguato: gettare la spugna, amgari sotto "l'eco tagliente di sirene", ma si rischia solo di lasciarsi andare a un canto che allontana definitivamente il risultato e " qualunque sia il compenso, non restituirà mai il giusto"...
Oppure di affidarsi, come a scuola, come quando eravamo picocli e immaturi, a strade più semplici, delel calcolatrici, a portata di mano... Ottenendo così che forse si arriva prima a un certo isultato, ma col rischio di diventarne dipendenti, di appogiarsi a questi metodi, senza mai imparare a fare da soli le operazioni fondamentali...

Così ora, che intravedo il risultato (in fondo lo conosco da 27 anni quel risultato!) tu
tte le operazioni le devo fare da solo, scegliere da solo il percorso migliore e da solo anche le inevitabili prove. Tutto a mano libera... nonostante ci sia chi, magari, si proporrebbe come "calcolatrice". No stavolta, come una volta, tutto  a mente, tutto da solo, tutto con carta e penna. Nessuna scorciatoia, nessun cedimento, anche se dolce.,.. 

[E sò che capirai questa strampalata metafora, nonostante ci sia così tanta matematica... ma se non la capisci tu...]