Post non political gay,
ma proprio non ce l’ho fatta. La Robin Hood tax, la nuova trovata del marxista-leninista Tremonti, non poteva non farmi sbottare. Per le parole usate: “Tassare i petrolieri per dare burro, pane e pasta alla gente povera” più che un richiamo al ladro che ruba ai ricchi per dare ai poveri, mi sembra una cattiva riedizione dell’assalto ai forni di manzoniana memoria.
Così, il governo che doveva rialzare l’Italia, quello che avrebbe portato riforme strutturali, piuttosto che “pezze” elettorali dettate da un estremismo sinistro e demagogico, comincia con le proposte che nemmeno il comandante Gue Vara avrebbe potuto immaginare.
Una norma per tassare i profitti, in un Paese in cui la crisi economica colpisce fortemente famiglie e singoli cittadini, in cui i redditi sono pericolosamente fermi e sempre più erosi dalla crescita di inflazione e tassi di interessi su mutui e finanziamenti e che punta realmente a un riequilibrio del pesante divario tra gli stipendi e le rendite di una ristretta cerchia di dirigenti e imprenditori e il reddito di quei lavoratori che quella stessa imprenditoria sostiene come forza lavoro indispensabile, potrebbe sembrare una vera svolta, una vera rivoluzione a favore delle classi più disagiate e meno abbienti.
E, probabilmente, queste classi, penso a pensionati, disoccupati, cittadini che vivono ogni giorno ben oltre la soglia di povertà statisticamente riconosciuta, ne troveranno un piccolo giovamento.
Quello che però va considerato in maniera approfondita è l’effetto, a medio e lungo termine, che un provvedimento del genere può arrivare a generare sull’intero sistema produttivo e sulla maggioranza della popolazione.
Butter for oil sembra gridare Tremonti, ma realisticamente nemmeno questo provvedimento riuscirà a trasformare il petrolio in burro, pane e pasta. Anzi, probabilmente, chi non verrà investito degli introiti della nuova tassa etica, potrebbe subire ulteriori aumenti.
È probabile, infatti, che i prezzi dei carburanti possano subire ancora variazioni al rialzo e così, in catena, i beni da distribuire. Insomma diverso sarebbe stato se al posto di colpire genericamente i redditi dei petrolieri, si fosse agito su un tetto al prezzo dei carburanti e si fosse vigilato, seriamente e drasticamente, sul prezzo dei beni dovuta alla diminuzione dei costi di produzione e trasporto dei beni e se si fosse imposta quell’ammodernamento della rete distributiva di cui si sente bisogno e necessità.
Ma si sa, questi sono provvedimenti troppo liberali (proposti dal quel bolscevico di Bersani) che al neo No Global Tremonti non possono piacere. Sono provvedimenti che realmente mirano a rompere una catena, un circolo finto-virtuoso che porta benefici solo ai petrolieri e ricade, invece, nel medio e lungo periodo su tutta la popolazione, sui redditi e sui consumi.
La destra delle riforme senza se e senza ma, sembra proprio partire male, sfornando provvedimenti demagogici, populisti e senza alcun respiro e visione di futuro.
Peccato, il maestro della finanza creativa sembra proprio invecchiato e per tappare i buchi del bilancio italiano e per non sfigurare di fronte al vechcio mortadellone, chiama addirittura a raccolta Robin Hood per rimpinguare un pò le casse.
“L'uomo del fascio lo buttò su quel mucchio; un altro, con un mozzicone di pala mezzo abbruciacchiato, sbracia il fuoco: il fumo cresce e s'addensa; la fiamma si ridesta; con essa le grida sorgon più forti. - Viva l'abbondanza! Moiano gli affamatori! Moia la carestia! Crepi la Provvisione! Crepi la giunta! Viva il pane!” I promessi Sposi- cap.XII


